Un lupo azzurro vagava fra gli Appennini. Lontano dal branco, proseguiva la sua ricerca.


Gli altri erano rimasti sbalorditi dalla sua intenzione di cercare smeraldi: loro si procuravano cibo, e lui si perdeva in questa bislacca indagine. Per un po' di tempo qualcuno di loro, se si fosse procacciato più del dovuto, gli avrebbe dato da mangiare; poi si spazientirono, e gli dissero di fare pure il parassita, ma lontano da loro. Lui, assorto, nemmeno rispose; quasi per inerzia lasciò che i rispettivi cammini si allontanassero, e proseguì il suo viaggio di speranza. Speranza di trovare smeraldi, non cibo.
Finché non cominciò ad avvertire freddo. Era in pieno sole, ad altitudine ridotta, in primavera: ma vide la vallata girare, gli pesarono le zampe e fu avvolto da gelo. Gelo e silenzio. Non dolore, ma silenzio: e il silenzio è peggio del dolore.
Fu allora che lo trovò il collezionista di smeraldi.
Il lupo stava a terra con la testa rovesciata: con le labbra penzoloni, e le zanne scoperte, aveva l'aspetto buffo e minaccioso dei cani quando stanno con la gola per aria. Il collezionista di smeraldi gli carezzò le zampe, gli baciò la testa e gli cantò qualcosa in un orecchio. Il tempo rallentò per il lupo azzurro: il respiro della terra, il viaggio delle nuvole, la voce delle montagne; finché non si assopì.
Quando si risvegliò, al collo aveva una collana, e la collana recava uno smeraldo.
Allora corse.
Corse, e il fruscìo fra i suoi peli era il rombo dell'aquila di Dio che piomba sui nemici dello spirito.
Corse fra le terre che ora pretendevano di escluderlo, ma nelle quali una volta lui regnava. Dal noce di Benevento su fino a Sarzana, senza prendere fiato perché non era necessario: perché il respiro della terra era il suo respiro, e i suoi passi erano i passi di un fantasma nel proprio stesso regno di sogno.
Terre che la sua stirpe aveva flagellate e dissanguate, e ora si ritenevano al sicuro dal suo spettro: ma il rimbombo dei suoi passi, seppur qualcuno fingesse di non udirlo, era la smentita di questa sicumera. I tamburi che erano le sue zampe chiamavano alla riscossa.
Lo smeraldo gli aveva dato la forza per infrangere il silenzio: il silenzio è il peggior nemico dello spirito, il silenzio è peggio del dolore, ma grazie al collezionista di smeraldi il lupo azzurro era diventato l'alfiere di una rivincita.

 

Tommaso de B.
mart. 29.III '016