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Maurizio Murelli presenta CITTADELLA di Saint-Exupéry

Venerdì 16 febbraio la Domus Orobica ha consolidato il sodalizio con Maurizio Murelli, memoria storica e attiva dell’epopea sanbabilina, ospitando la sua presentazione della prima edizione italiana di Cittadella, ponderoso volume di Antoine de Saint-Exupéry, leggendario aviatore noto ai più per Il Piccolo Principe.

 

Un lavoro ciclopico e certosino, condotto da Murelli assieme a Cristina Raimondi Cominesi e Alessandra Colla sulla versione integrale pubblicata da Gallimard nel 1948, reso estenuante dalla dimensione considerevole del testo e dalla difficoltà del linguaggio.

 

Saint-Exupéry ha pubblicato pochi scritti, sempre piuttosto brevi (Il Piccolo Principe ne è un chiaro esempio): da una prima bozza di oltre cento pagine poteva giungere a una stesura definitiva di quaranta. Cittadella non presenta queste sfrondature, e supera le cinquecento pagine. La cosa peggiore è che St.-Exupéry costruiva i suoi libri su appunti vocali, registrati volando: la versione originale che Murelli e le sue sodali hanno dovuto tradurre presenta quindi un francese spesso colloquiale, gergale, improvvisato, che li ha costretti a ore di interrogativi su singole frasi.

 

 

 

Murelli si è presentato evidentemente stanco, a causa di un periodo più impegnativo del solito, tra impegni editoriali e politici: ma si deve esser detto ama il tuo sogno seppur ti tormenta, e così come anni fa si è imbarcato nell’avventura editoriale che ha portato alla casa editrice Barbarossa, poi Orion e adesso AGA, ha tenuto banco per quasi due ore, dilungandosi nel rispondere al pubblico della saletta domusiana.

 

Un editore tenace e battagliero, che ha infatti spiegato la sua professione di fede letteraria: Murelli è convinto che soltanto la lotta e le situazioni estreme portino buona scrittura. Ha fatto gli esempi di Walter Bonatti (con il quale condivide la passione per le scalate), Ernst Junger, Gabriele D’Annunzio, Guido Keller, Thomas Edward Lawrence: avventurieri che hanno raccolto nelle tempeste d’acciaio il materiale delle loro narrazioni. Qualcuno oggi, ha aggiunto sogghignando, preferisce libri petalosi… ma non c’è urgenza di fare l’esempio della degenerazione estrema dei millenial, morbidamente cresciuti in una bolla di noiosa delicatezza e tronfia autoreferenzialità (col nadir della dichiarazione d’intenti di Noi siamo infinito): basta vedere gli scrittori adulti di oggi, dai premi Strega più tediosi all’intoccabile plagiatore Saviano.

 

Per questo non deve sorprendere che il militante Murelli scelga così insistentemente di pubblicare l’apolitico (o almeno, di ciò lo si accusava) St.-Exupéry: figure al limite dell’autodistruzione, poco inquadrabili, per nulla inquadrate, estreme. Due grandi uomini di cultura, che hanno però rifiutato la vita da salotto, d’accademia. Murelli lottando in quella piazza San Babila che Cesare Ferri ha definito una trincea, St.-Exupéry da pioniere dell’aviazione, quando volare era ancora un delirio.

 

 

 

Maurizio Murelli, da editore di AGA, ha atteso il termine dei 70 anni dei diritti d’autore su Cittadella non col calendario, ma con l’orologio, per evitare che i grossi editori si accorgessero della mancanza di quest’opera e la riversassero sul mercato, mettendo in ombra con la quantità la qualità della sua iniziativa. Ciò faccia pensare alla passione con cui è stata condotta questa piccola impresa: una fiaccola di speranze nelle tenebre culturali del mondialismo.

 

 

 

Tommaso de Brabant per Domus Orobica

 

 

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